Architettura, Arte, Viaggi

Pietre d’inciampo per il Giorno della Memoria

Me la ricordo benissimo la mia sorpresa in quel giorno a Berlino. Non ero proprio inciampata, ma l’occhio mi era caduto su qualcosa di luccicante per strada, proprio di fronte al portone di una casa. Strani Sampietrini…
Poi aguzzo la vista e trovo un nome e delle date: quella di nascita e quella di deportazione, a volte anche quella di morte. Cominciano tutte per “Qui abitò” e ricordano le migliaia di persone prese e portate via dalle proprie case per essere buttate nei campi di concentramento. Mi rattristo al pensiero di queste persone, ma trovo eccellente l’iniziativa commemorativa nei riguardi di queste persone.
Trovo qualche informazione in più sul Mitte, quotidiano di Berlino scritto in Italiano (il tedesco mi scuserete, non lo conosco). La cosa si fa ancora più interessante perché scopro che l’iniziativa è opera dell’artista: Gunter Demnig. Nato e cresciuto a Berlino,
Gunter studiò alla Berlin University of Arts, La sua opera di posa di sampietrini commemorativi (o Stolpersteine) cominciò nel 1996 e prosegue tutt’oggi.
Le Stolpersteine non sono una prerogativa né di Berlino né della Germania però, così come le vittime dell’Olocausto sono disseminate per l’Europa. L’artista ha così piantato oltre 56.000 pietre in paesi come Austria, Ungheria, Polonia e persino in Italia! Se Wikipedia non mi inganna ecco alcuni dei siti più conosciuti di Roma dove trovare almeno una Stolpestein:
• via della Reginella 2, al Ghetto
• via Flaminia 21
• via Carlo Alberto Della Chiesa (viale Giulio Cesare), davanti alla scuola
allievi carabinieri da dove vennero deportati gli allievi il 7 ottobre 1943 (dodici
pietre)
• piazza Rosolino Pilo 17, a Monteverde
• via Taranto 178
• in zona Pigneto, in diverse vie, in memoria di deportati politici
Li trovate anche a Genova, Venezia, Merano, Torino, Viterbo e Reggio Emilia.
Naturalmente, e lo dico con molto sarcasmo, anche l’opera di posa delle pietre
d’inciampo è stata oggetto di dibattiti e controversie perché non tutti i proprietari delle abitazioni gradivano la presenza e il ricordo costante di ciò che era accaduto anni prima al loro indirizzo. Forse, come sempre, ci piace pensare che queste cose siano accadute sì, ma ben lontano da noi. Non è così. L’orrore spesso ci sfiora, ma altre volte ci può colpire in pieno.
La famiglia Niegho (di cui ho qui fotografato la memoria) viveva probabilmente nascosta al Neue Schönhauser Str. 15 del Mitte, proprio dove ho scattato questa foto. Lo scopro e lo ricordo grazie a Open Plaques, un programma di documentazione storica e connessione tra luoghi e persone, un “museo delle strade”, gran bella iniziativa. Ma non trovo nulla di più su queste persone, non un passato, non una storia, solo la mia immaginazione… Vedo un ragazzo di 27 anni e sua moglie di 22, Joseph e Hanna, svegliati in malo modo nella loro casa, con le figlie di 4 e 2 anni che piangono e fanno domande a cui i genitori non sanno rispondere. Sento la loro paura e la totale incertezza del futuro. Finiscono tutti ad Auschwittz. Entrano con un treno merci e non ne usciranno più.
Mi permetto di citare questo articolo che ho letto oggi durante la Giornata della Memoria, esso ci rammenta che certe storie si ripetono sotto mimetismi insondabili, ma si ripetono… Quindi non è oggi che tutto questo va ricordato, bensì ogni giorno.



Maybe just really lonely. Maybe I just want to be alone. Maybe loneliness is the only way to make that happen. Like having two pairs of eyes and just seeing the same thing. Seems like such a late hour.

Among the other things Fibonacci introduced to the Western world was a sequence of numbers discovered by 6th century Indian mathematicians. In that sequence each number is the sum of the previous two numbers – and it would later be named the Fibonacci Sequence. Using the numbers geometrically will create a logarithmic spiral. In case we didn’t lose you yet, we can actually show you that spiral – because it’s prominently placed right on the hood of the A9.

Author


Avatar