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Cominciamo dalla Spagna, non solo perchè è il primo padiglione dei Giardini, ma anche perchè quest’anno si è aggiudicata il Leone d’Oro per la miglior partecipazione Nazionale.

Entrando vi troverete di fronte 7 profili metallici ad incorniciare altrettante storie fotografiche di edilizia incompiuta.

Unfinished è il titolo dell’esposizione spagnola.

Padiglione Spagna

Divertitevi a farli oscillare... 😉

I curatori Iñaqui Carnicero e Carlos Quintans hanno messo in evidenza il vuoto edilizio che si è creato tra la fase del boom economico, in cui si costruiva al solo scopo di investire denaro, e la successiva fase recessiva nella quale le opere sono rimaste incompiute e senza scopo per il crollo del mercato. 

Padiglione Spagna

L’esposizione però porta anche soluzioni ed esempi, e risponde esaustivamente agli interrogativi posti da Alejandro Aravena.

Attraverso i concetti di riutilizzo, conversione d’uso e risparmio vengono presentati due interventi di recupero: la stupenda chiesa di Corbera d’Erbe che fonde passato e presente ricostruendo il tetto con pannelli ETFE (di Ferran Vizoso) e il convento di Santa Maria de los Reyes a Siviglia.

Padiglione Spagna

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Ho appena finito di leggere “Sulla Fotografia” di Man Ray e sul mio desktop ci sono circa 23 finestre aperte sull’argomento, giusto per approfondire e capirci qualcosa di più, ecco perchè lo condivido con voi.Il mio primo approccio a questo artista risale a poco più di una anno fa, in occasione della mostra a lui dedicata a Villa Manin. Purtroppo per voi la mostra si è conclusa, ma trovate il libro qui.Una mostra molto simile (se non proprio la stessa) si è tenuta anche a Lugano la sua pagina internet ha due parti molto interessanti: il tour virtuale con tutte le stanze e le opere (wow) oltre a degli interessanti audiovideo con narrazioni di Man Ray, tratte anche dal libro che ho appena finito di leggere.Non vi sto a tediare con note biografiche che potete trovare ovunque in rete, vi basti sapere che fu pittore, fotografo e regista (indovinate quale parte mi interessa di più?), uno dei principali esponenti del movimento Dadaista.Il Dadaismo nasce in Svizzera tra le due guerre mondiali, in un epoca piuttosto violenta gli esponenti di questo movimento reagiscono al mondo con il esprimendo il nonsense (la stessa parola Dada sembra non avere un significato). In pratica ciò che viene creato rifiuta ogni logica ed estetica. Man Ray è uno dei massimi esponenti.Lo conoscete, avrete già visto qualche sua fotografia senza sapere, forse, che fosse sua.Man Ray - Ingre's Violin Ingre’s Violin Man Ray fotografò Kiki de Montparnasse, una modella molto in voga negli anni ’20, trasformando il suo corpo in quello di uno strumento musicale, semplicemente disegnandole le “effe” sulla schiena. L’autore gioca con il concetto di oggettificazione di un corpo animato.Man Ray Black and White Black And White Altra fotografia di Kiki, questa volta l’artista gioca con le giustapposizioni tra il bianco e il nero dei colori della pelle, tra i due ovali del viso e della maschera. In uno scatto semplifica i conflitti della socetà in un concetto d’estetica.Man Ray  - Glass Tears (version) Glass Tears Questo è solo una parte della foto originale. La fotografia fu creata dopo la rottura con la sua modella e moglie Lee Miller. La modella della foto non è altro che un manichino dalle ciglia truccate.Ho trovato queste foto su http://www.manray-photo.com/catalog/index.php un vastissimo archivio di tutte le opere di Man Ray che vi permette anche l’acquisto delle stesse. Le storie e le didascalie provengono invece da Wiki Art.Della mostra non ho mai parlato, ma mi colpì molto: in primis perchè avevo sempre creduto che solarizzare e sovraesporre fossero la stessa cosa, mi sbagliavo abbondantemente. Se il primo è un processo che avviene in fase di scatto, il secondo è un processo totalmente realizzato in fase di sviluppo.Man Ray - Primacy of matter over thought Primato della materia sul pensiero Ciò che mi sembrò magico era l’apparizione di questa linea nera che si veniva a creare intorno al profilo del soggetto, come fosse disegnato a matita. Inoltre il contrasto con lo sfondo era spesso così netto e fuori dagli schemi da sembrare quasi due foto sovrapposte.Ho fatto qualche tentativo in proposito, cercando di riprodurre la tecnica della camera chiara in digitale, ma per ora i risultati non mi soddisfano, perciò non li mostro, ed oltretutto non sono io il soggetto di questo post. Però se volete riprodurre una solarizzazione ve lo spiega persino Wikipedia.Man Ray visse in un epoca nella quale la fotografia era ancora giovane, ma stava già prendendo campo. Per lui in principio non era arte, pur facendone parte. Se ne servì perchè a sua opinione alcune cose che non potevano essere dipinte, mentre utilizzò la pittura per ciò che non poteva fotografare. Più tardi il suo pensiero si evolse: “Se oggi prendo posizione domani dovrò contraddirmi” (p 120 probabilmente 1951)Man Ray non percepiva ancora la forza della fotografia, in uno scritto sul realismo fotografico sostenne “Se la fotografia non conquista subito il suo posto in quanto attualità, essa perde per sempre la sua forza”. (p 33) Sappiamo non essere così. Sappiamo che anche le sue fotografie sono nella storia. “Una fotografia, per la sua dipendenza sociale, vale unicamente per l’epoca in cui viene fatta, e dinnanzi a questa necessità la personalità dell’operatore diventa secondaria.” Per lui neanche chiese e grattacieli erano fotogenici, non quanto un corpo nudo o una mela almeno. Direi che l’attuale fotografia architettonica ha abbondantemente abbattuto questo concetto.Tra Rayografie e solarizzazioni sembrava che Man Ray con la macchina fotografica, avesse fatto di tutto fuorché fotografare. In realtà scattò tantissimo, molto amici artisti come anche molte personalità del suo tempo.Non so se qualcuno lo abbia fatto prima di lui, ma si era reso conto che, nei ritratti, scattare a distanza ravvicinata era controproducente, perchè le lenti producevano una distorsione. Cominciò ad utilizzare teleobbiettivi per poi ingrandire le fotografie in fase di sviluppo. “Sebbene come pittore fossi intransigente e ascoltassi soltanto i miei desideri, consideravo la mia fotografia come un’attività sociale, per cui desideravo compiacere il modello o il profano come me stesso” (p123)L’artista nel ’43 a New York stillò una piccola lista per la rivista “View”, delle dieci migliori immagini da lui realizzate, quella dell’occhio con le ciglia truccate è al settimo posto, lascio a voi la scoperta delle altre.Di seguito ho raccolto alcun frasi del pensiero di Man Ray che mi hanno colpita o coinvolta:“Ogni progresso è il frutto di un intenso desiderio individuale di migliorare il presente, di una profonda consapevolezza delle proprie insufficienze materiali.” (p 23)“L’Artista, anche quando copia un altro, lavora nell’illusione di muoversi in una terra su cui nessuno prima di lui si è avventurato. E dunque necessariamente scopre una nuova bellezza che solo lui è in grado di apprezzare.” “La capacità dell’artista di nascondere la fonte della sua ispirazione è la misura della sua originalità (p 57) “Pochi procedono ancora con la testa girata guardando all’indietro mentre avanzano, in una posizione anatomica impossibile, nonostante l loro rispetto per i vecchi maestri”.“Accostati all’opera in questione con lo stesso atteggiamento libero e imparziale con il quale il pittore l’ha creata. Dopotutto, il pittore è un ‘essere umano come chiunque altro…” (p 65)Mi ha fatto riflettere sull’attaccamento agli oggetti che fanno parte e riempono la nostra vita: “… la gran parte dei nostri accessori più di valore, che ancora sembrano servire allo scopo per il quale erano stati ideati, non fanno altro che svolgere una funzione meccanica la cui utilità ha smesso di esistere da tempo.” (p 71)“non è mai stata mia intenzione registrare i miei sogni – ho solo deciso di realizzarli. A tal fine non ne ho mai parlato come di sogni. Comodissimo, per di più, se si considera che la parte migliore della mie concezioni è nata durante le ore di veglia. (p85)In qualcunque forma venga alla fine presentato, esso è ideato per divertire, sconcertare, annoiare o indurre alla riflessione, non per suscitare amirazione grazie a quella eccellenza tecnica che solitamente si cerca nell’opera d0’arte. Le strade sono piene di ottimi artigiani, ma sono pochissimi i sogatori pratici.” (p57)Sulle Raygrafie “…come le ceneri intatte di un oggetto divorato dalle fiamme, queste immagini sono residui ossidati fissati dalla luce e dagli elementi chimici di un esperienza, sono un’avventura, non un esperimento. (p 102)“Naturalmente ci sarà sempre qualcuno che guarda le opere d’arte con la lenti d’ingrandimento per cercare di vedere il “come”, invece di usare il cervello e capire il “perchè”. E poi… “Alcune delle opere d’arte miglior, delle più riuscite, sono state prodotte quando gli autri non penavano affatto di creare un capolavoro, ma si preoccupavano di dar forma a un’idea.” (p 119)Man Ray “amava i paradossi ed era uno spirito libero, la sua vita fu una continua incessante ricerca di liberarsi di quello che era , o aveva, per andare oltre. Nomade e vagabondo dello spirito, un irregolare dell’arte. Apparteneva al suo mondo immaginario. Amava il caos pur essendo lucidissimo, amava le immagini che vengono dal caso, ma era sempre pronto a correggerlo.” p(159-61)Per ora mi fermo qui, ma ho già in mente di acquistare altri due libri su Man Ray, intendo pertanto ampliare la mia visione…
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